Leda e il cigno di Leonardo da Vinci , il codice nascosto

Leda e il cigno , questo dipinto é  attribuito a Leonardo da Vinci e  allievi , prevalentemente dato lo stile, al suo  allievo Francesco Melzi.

Leda e il cigno riproduzione del dipinto di Leonardo da Vinci e allievi (Francesco Melzi?) , Uffizzi Firenze

Considerando il dipinto una fedele esecuzione del disegno  di Leonardo, ho ritenuto necessario approfondire una lettura semantica. Riporto questa mia decodifica come  possibile messaggio di Leonardo , esattamente come ho già fatto con altri suoi dipinti.

In questo articolo presento la lettura seguendo il criterio già sviluppato nelle mie precedenti pubblicazioni, cioè  Leonardo codifica nella forma dei suoi dipinti un metalinguaggio che ho definito con il termine : “codice da costellazioni”

Lo schema disegnativo segue una logica di coordinate geometriche, queste sono forme presenti in natura immutabili : “le costellazioni” .  In questo dipinto Leda e il cigno, ho applicato con una  sovrapposizione la costellazione del Cigno.

Questa invenzione di Leonardo che ho decifrato, ha reso possibile tramandare i suoi messaggi  ai posteri, il risultato è quello il poter trasformare la forma in parola. La chiave di lettura sono le costellazioni , la traduzione avviene con rebus,  cioè si forma una rosa di nomi dettata dal posizionamento dei punti stellari , con il relativo elaborato anagrammatico, otteniamo delle frasi complete.

Rebus e anagramma da Costellazione del Cigno

Rebus: TRONCHI, CASA, LIGUSTRO, PUBE, FIANCO, GAMBA, TIBIA, COLLO, TIFE, CIGNO

Anagramma: LASCIATO PICCOL FIGLIO TORNABUONI, FEN CAMBIO, CHI TRAGGA BUTES.

Traduco:

Tornabuoni diedero in affidamento (a balia /  nutrice) un loro figlio piccolo a una nuova madre di nome Butes.
Allora la frase «Lasciato piccol figlio Tornabuoni, fen cambio chi tragga Butes», è molto vicina allo stile rinascimentale arcaicizzante.
Interpretazione letterale ha senso
Qui “chi tragga Butes” = colei che prese / portò con sé / allevò Butes (cioè la nutrice o “nuova madre” chiamata Butes).
Il “fen cambio” allude al cambio di balia / affidamento / sostituzione della figura materna.
Suona come un motto o un verso del Quattrocento/Cinquecento ( a stile di Burchiello, o a epigrammi/pasquinate fiorentine, o a iscrizioni volutamente enigmatiche)
Perché funziona bene così
“Lasciato” = participio passato arcaico per “lasciato in affidamento”.
“Fen cambio” = fece cambio (arcaico Fiorentino per “fece uno scambio / diede in cambio / sostituì”).
“Chi tragga / trasse Butes” = colei che prese / portò via / allevò Butes (soggetto femminile, la balia/nutrice). 

Sto parlando del piccolo Giovanni (nome di primo battesimo) ovvero di Leonardo da Vinci e Caterina la madre che lo ha cresciuto.

Come ho descritto nelle letture semantiche e metalinguistiche , emerge nella somma di tutte le decodifiche un racconto, quello che Leonardo non poteva dire in vita, lo scrisse “tra le righe”nei suoi dipinti.

La Gioconda : Leonardo da Vinci  scrisse il suo nome glissato nell’ orpello dell’ abito  BUTES o madre Caterina
Particolare ingrandito BUTES

Leonardo fu figlio nato da Dianora Tornabuoni, e cresciuto da Caterina giovane ragazza Kalinago di nome BUTES (blu)…

Per tutti i chiarimenti rimando i lettori alla consultazione degli argomenti descritti nel blog, se trovate interessanti  queste mie letture , mettete il like.

Maurizio Pecorari

Etabeta editore 2025 -LEONARDO IL PRIMO LIBRO DEI SEGRETI

Le scoperta delle Americhe parti da Rimini nel 1448

Da Rimini al Nuovo Mondo: il viaggio segreto del 1448 e il codice nascosto nella Cavalcata dei Magi
Maurizio Pecorari – 19 febbraio 2026
Il mondo vive ancora nelle favole: Colombo “scopritore” nel 1492, Spagna e Portogallo padroni assoluti delle rotte atlantiche. Ma se spostiamo il polo, dal Polo Nord della storia ufficiale al Polo Sud della verità cifrata, tutto si ribalta. Rimini, non Palos de la Frontera, fu il vero punto di partenza. Nel 1448 partì da Rimini la prima spedizione atlantica segreta, organizzata da una coalizione di signorie italiane, Medici-Malatesta-Sforza-Gonzaga-Montefeltro.

La Cavalcata dei magi di Benozzo Gozzoli. Firenze palazzo Medici Riccardi 1459


Non è fantasia: è codificato nei dipinti del Rinascimento, a cominciare dalla Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli (1459-1461), affrescata nella Cappella dei Magi a Palazzo Medici Riccardi. Quel corteo di cavalieri e uccelli migratori, rocce gotiche e paesaggi collinari non è solo un omaggio biblico ai Re Magi. È un diario visivo del viaggio del 1448.
Rimini: il porto della partenza mascherata, sotto Sigismondo, era uno scalo marittimo strategico sull’Adriatico. La flotta malatestiana partì da lì, camuffata da spedizione commerciale verso il Levante (per non allarmare spie papali o veneziane). Sigismondo e Domenico signori di Rimini dal 1432, usarono la loro esperienza di condottieri e la loro flotta per guidare l’impresa. Loro erano al comando operativo: Domenico il “timoniere” della coalizione, posizionato al centro del corteo nella Cavalcata, tra Cosimo e Piero de’ Medici.

Cosimo de Medici, Domenico Malatesta, Piero de Medici
Pandolfo Sigismondo Malatesta


Le rocce gotiche nel paesaggio del fresco non sono casuali. Sovrapponendo ad immagini di isole caraibiche si possono identificare caratteristiche somiglianze: le coste di Cuba, Giamaica, Martinica, Dominica, e Yucatan…Cuba fu la prima isola toccata dopo la traversata.

Il percorso dei cavalieri, primo approdo Cuba (sovrapposizione dimostrativa)
Isola di Giamaica (sovrapposizione) sotto il calpestio dei cavalli lo Yucatan (terraferma)
Dominica

Gli uccelli detti “Berte maggiori atlantiche sono” l’ unica specie migratoria atlantica, simboleggiano la guida nautica: osservandoli, la flotta capì la rotta ad ovest. Il flusso dei cavalieri rappresenta la scia oceanica, il movimento verso l’ignoto. Il castello che domina nella parte alta del dipinto é il simbolo della fortezza segreta della partenza di spedizione. Non é un castello fiorentino  ma romagnolo il castello di Gradara dimora dei Malatesta di Rimini.

Comparazione delle tre immagini del Castello nei rispettivi dipinti e un immagine reale del castello di Gradara
Particolare del dipinto di Piero della Francesca
Dipinto di Piero della Francesca, ritratto di profilo di Pandolfo Sigismondo Malatesta 1451


Il castello rappresentato nella Cavalcata dei Magi é identificabile con quello nel medaglione circolare incastonato nella scena del dipinto di Piero della Francesca : San Sigismondo e Sigismondo Pandolfo Malatesta”, realizzato nel 1451 all’interno del Tempio Malatestiano a Rimini.  Non vediamo solo Castel Sismondo di Rimini (come dicono le iscrizioni ufficiali: “CASTELLVM ARIMINI” o “SISIMVNDI NOVVM ARIMINI”). L’architettura parla chiaro: torri laterali quadrate simmetriche, torrione centrale prominente, mura merlate compatte in mattoni rossi.
Confrontiamo con la Rocca di Gradara oggi:
Torri angolari laterali identiche.
Torrione centrale elevato, come un mastio difensivo.
Forma tozza, quasi prismatica, con portale ad arco centrale.
Gradara, a soli 15 km da Rimini, era una dimora malatestiana chiave nel 1440-50: residenza signorile, base logistica per preparativi nautici segreti. Sigismondo la controllava fermamente (assedi e contese con Montefeltro nel 1446-48). Il castello di Gozzoli,  non è errore: è  un codice e rappresenta Gradara come “cuore fortificato occulto” da cui partì l’impresa quindi Rimini come porto.
L’iscrizione “ARIMINI” maschera il doppio livello: Rimini come partenza ufficiale, Gradara come simbolo del potere malatestiano nascosto.

La flotta toccò Cuba, poi Giamaica, Yucatán, i viaggi portarono doni inaspettati , sicuramente ricchezza data da territori immensi e per lo più vergini.   Si realizzò un nuovo potenziale di aggregazione delle signorie italiane,  da alcune decodifiche se ne deduce il nome in codice : le  “Coalizioni” ovvero una sorta di principio di unita italica. Una delle delle esplorazioni più significative fu la piccolissima isola come descrivo nelle mie pubblicazioni oggi chiamata Carriacou (piccola delle Antille, o “isola della tartaruga” per i Taíno/Kalinago).  Riguardo questo argomento dell isola Carriacou rimando i lettori alla complessa lettura che ho decifrato nelle mie pubblicazioni .


Perché si nascose tutto?

Le scoperte furono mantenute segrete, per motivi di carattere strategico, tuttavia immaginiamo come due signorie italiane De Medici e Malatesta avrebbero potuto tenere un dominio su terre così immense?

Nacque l’ esigenza di coalizzare con altre famiglie italiane,  e formulare strategie di organizzazione di sviluppo ,commercio e occupazioni dei territori delle nuove terre .

Il dipinto della cavalcata celebra il viaggio e questi primi accordi , possiamo individuare  le figure dei Gonzaga, Sforza, Montefeltro, e il papà Piccolomini di Siena . 
Dopo le varie trattative, non prive di silenzi tradimenti e congiure, nel  1470, il papato (Sisto IV) tradì la coalizione: cedette le terre scoperte alla Spagna (Trattato di Tordesillas 1494 anticipato). Le congiure (Pazzi 1478) e i silenzi forzati oscurarono l’impresa italiana. Ma i pittori  Gozzoli, Piero della Francesca, Mantegna e Leonardo da Vinci, lasciarono indizi eterni, per chi sa vedere e comparare  le forme, riconoscibili per similitudine a mappe geografiche.
Da Rimini al Nuovo Mondo: non una favola, ma la verità ribaltata. Sigismondo e Domenico Malatesta non furono solo condottieri o guerrieri, ma anche esploratori e con Piero de Medici tra i primi europei  a navigare oltre l’Atlantico nel 1448. Firenze, Gradara e Rimini, custodirono il segreto.
Sposta il polo: il mondo torna dritto.

LA VERA STORIA DI LEONARDO DA VINCI

Ricostruzione digitale del volto di Leonardo, dal ritratto detto “Il Musico” Pinacoteca Ambrosiana (autoritratto)


LA VERA STORIA DI LEONARDO DA VINCI
di Maurizio Pecorari – leonardo-e-butes.org
Metto nero su bianco, punto per punto, la vera storia di Leonardo da Vinci, come l’ho ricostruita in anni di decodifica dei suoi dipinti: overlay, rebus, analisi semantiche e confronti iconografici. Non si tratta di ipotesi, ma di verità visibili nei dipinti stessi: i simboli, i gesti delle mani, i codici delle costellazioni e le forme delle rocce lo hanno sempre dichiarato. Tuttavia, gli studiosi non sono stati in grado di decodificare.
Questa non è una ricostruzione accademica neutra: è la mia ricerca, la mia decifrazione, il mio giudizio storico. Ciò che segue è ciò che, secondo i risultati  è realmente accaduto.


Prefazione: le segrete terre navigate a partire dal 1448 – De Medici-Malatesta


Nella prima metà del Quattrocento, in un’Italia frammentata ma straordinariamente fertile sul piano politico e culturale, prese forma un’unione segreta tra alcune delle più potenti signorie della penisola. Di questa misteriosa alleanza, che alcune fonti cifrate e testimonianze indirette indicano con il nome di “Coalizione” (ricavato da rebus e anagrammi nei dipinti di Leonardo da Vinci). Si hanno tracce ufficiali solo a partire dal 1459, ma le sue radici affondano almeno nel decennio precedente. Uno dei testimoni più eloquenti di questa storia, benché mascherato da rappresentazione religiosa, è la celebre Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli, affrescata tra il 1459 e il 1464 nella cappella privata di Palazzo Medici Riccardi a Firenze.


Le Origini Nascoste (1448–1477)
Le radici segrete


Nel 1448 avvenne la traversata segreta ,   Partì da Rimini la prima spedizione atlantica, è documentata nei codici visivi della Cavalcata dei Magi. Parte  sotto il patrocinio diretto dei Medici e il comando operativo di Domenico e Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Domenico è il “timoniere” della coalizione, Medici-Malatesta-Sforza-Gonzaga-Montefeltro,  diventeranno parte integrante del progetto in un secondo momento.
La flotta malatestiana parti mascherata da spedizione commerciale levantina.
Le informazioni necessarie al viaggio furono scoperte grazie all’osservazione degli uccelli migratori. Le specie dette berte maggiori atlantiche, da millenni, migrano da luglio verso ovest, verso le terre oggi chiamate Americhe, forniranno così una direzione estremamente precisa.
La Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli (1459–1460) codifica esattamente questo evento: il flusso dei cavalieri, accompagnato da voli di uccelli, rappresenta la rotta oceanica. Le rocce gotiche fungono da mappa geografica volutamente mitigata: sono le coste di Cuba, che fu la prima isola toccata, a seguire poi le varie isole e la terraferma. Sigismondo e Domenico Malatesta sono al centro del corteo, Domenico tra Cosimo e Piero de’ Medici, è il capitano che dirige l’impresa.
Questi dettagli iconografici, uniti alla raffinata composizione dell’opera, formano un codice visivo nascosto: un linguaggio simbolico che narra la memoria di un viaggio segreto, l’esistenza di una conoscenza geografica anticipata di decenni, rispetto alla scoperta ufficiale delle Americhe.


Leonardo da Vinci e le Americhe.
Carriacou e Caterina Butes, madre di Leonardo


L’approdo a Carriacou, piccola isola caraibica, determina il momento fondamentale della storia che si lega alla vita di Leonardo e dei De’ Medici.
Caterina Butes, giovane Taíno/Kalinago, viene ceduta secondo un’usanza di alleanza tra capi: segno di sodalizio per un principe ospite.
Dalla relazione di Piero de’ Medici con la giovane Butes si concepì un figlio nell’isola chiamata “Tartaruga” o Carriacou. Il bambino nascerà durante il viaggio di ritorno, nel 1449.
Piero de’ Medici decide che il figlio nato da Caterina Butes si chiamerà Lorenzo e sarà il suo erede ufficiale. La scelta non può che essere stata dettata da un motivo preciso: Lucrezia, la moglie, non poteva generare figli.

La cavalcata dei Magi 1459
Cosimo de Medici, Domenico Malatesta e Piero deMedici
Sigismondo Pandolfo Malatesta a cavallo


Dianora Tornabuoni e il figlio nascosto Giovanni.


Parallelamente alle vicende dei viaggi nelle nuove terre, a Firenze Dianora Tornabuoni (sorella di Lucrezia e quindi cognata di Piero de’ Medici) portò avanti una gravidanza “illecita” avuta dallo stesso Piero.
Nel 1450–1451 Dianora diede alla luce un figlio maschio, tenuto segreto alla famiglia Medici.
Questo bambino riceve il primo battesimo materno con il nome Giovanni.


1452 – Il doppio battesimo


Il bambino di Dianora, Giovanni, viene affidato – per volontà della famiglia e per segretezza – a Ser Piero da Vinci (un giovane notaio ricco).
Per contratto, Ser Piero sposa Caterina Butes, che diventa la madre putativa di Giovanni.
Giovanni viene ribattezzato con il nome Leonardo.
Due nomi, due madri, due origini: una nativa e una rinascimentale-fiorentina.


Infanzia e primo trauma


Caterina allattò Leonardo (era ancora nutrice di Lorenzo).
Gli trasmette la sua cultura, i canti Taíno, le storie della tartaruga generatrice della vita, gli spiriti Zemi, i cieli stellati, il suo mare e la sua isola.
L’unico incontro tra i due fratellastri avvenne per volontà di Dianora: Caterina rivedrà Lorenzo una sola volta. Leonardo, bambino, è testimone di questo incontro,  il disegno dell’immagine sacra: il cartone di Sant’Anna con la Vergine, Gesù e Giovanni rappresenta il ricordo dell’avvenimento.

Sant’ Anna alza l’indice: “una sola volta”


Dopo circa quattro anni dalla nascita ufficiale di Leonardo, il padre Ser Piero da Vinci si risposa con donna Albiera. A Caterina viene tolto il figlio; il piccolo Leonardo subisce un trauma che condizionerà profondamente il suo percorso di vita.


1467–1477 – L’ apprendistato nella bottega del Verrocchio


La bottega del Verrocchio fu per Leonardo un momento straordinario di formazione artistica e non solo: quel luogo era un crocevia di personalità, umanisti e scienziati. La conoscenza delle mappe segrete avvenne presumibilmente grazie all’amicizia con Amerigo Vespucci. Leonardo scrive: «Americo mi vuol dare un libro di geometria» (dati cosmografici).
Amerigo accede alle mappe tramite lo zio, frate domenicano Giorgio Antonio Vespucci, che fu il mappatore ,  insieme a Toscanelli (astronomo), delle conoscenze atlantiche durante i primi viaggi dei De’ Medici nel 1448.
Tutto fu dettato dalla volontà di Leonardo di risalire alle origini della madre Caterina. Nel giovane Leonardo si sviluppò un impulso ad  indagare e conoscere il mistero che avvolgeva la sua infanzia; oggi, con un termine scientifico, lo chiameremmo «il ritorno del rimosso».
Avvennero gli incontri voluti con Caterina: le sue domande furono esaudite, con le spiegazioni delle origini kalinago, del rapimento, del viaggio, del fratello segreto Lorenzo partorito durante il viaggio, dell’arrivo in terra italica, del figlio tolto e del nuovo figlio ricevuto per volontà dei Tornabuoni, dello sposalizio per procura con Piero da Vinci.


Il giudizio storico. 1478–1482 – Le mappe proibite e la Vergine delle Rocce


Leonardo si trasferisce a Milano presso Ludovico il Moro. Esegue svariate commissioni, tra cui uno dei suoi più importanti capolavori: La Vergine delle Rocce, dipinto a olio su tavola, dove codificherà le sue origini e quelle di Caterina.
Amerigo (tramite lo zio Giorgio Antonio) consegna a Leonardo le mappe caraibiche da lui richieste , due isole quella della madre Caterina Carriacou e quella di nascita di Lorenzo il  magnifico la Giamaica.
Nella Vergine delle Rocce Leonardo disegna e costruisce l’impianto iconografico utilizzando la forma geografica di un’isola caraibica Carriacou.
La grotta = baia di Carriacou
La grande mano: il popolo dell’isola era denominato «delle grandi mani», per la tipica conformazioni delle due penisole.
Il drappo del ventre e la forma della roccia = tartaruga subliminale (madre universale nel mito Taíno)
Gesù con l’angelo = distacco dal figlio partorito (Lorenzo)
Giovanni (Leonardo) = figlio accolto
Il leone rampante Tornabuoni = origine materna e firma del doppio battesimo con nome Giovanni


Il rebus della mano simbolica nella Vergine delle Rocce segue 

Rebus: MANO POLLICE INDICE MEDIO ANULARE MIGNOLO

Snagramma: «L’ANGELO DICE IL MIO NOME, COLPE NUMI DIANORA».

Schema del rebus per immagini e leone Tornabuoni subliminale, Leonardo dichiara le sue origini genetiche. Rebus per immagine: GIOVANNI PIERO DE-MEDI-CI
Il profilo glissato nel fogliame di Lorenzo de Medici   di fronte l isola,  rappresenta il luogo di nascita la giamaica, l’apertura delle rocce tracciano le mappe  simboliche delle Americhe e Yucatan
L isola genera la forma dell impianto iconografico
L ‘isola disegnata da Leonardo come richiamo (sovrapposizione dimostrativa)


Ultimo incontro con la madre – 1493


Caterina arriva a Milano già in condizioni precarie di salute, con l’intenzione di rivedere Leonardo. Da lei arriva una richiesta di aiuto: necessitava di cure e desiderava il ritorno al suo popolo (le nuove terre, che  erano ormai state ufficialmente scoperte).
Caterina muore nel 1493.
Leonardo e la madre vengono onorati dai frati Domenicani;  la poté seppellire segretamente, nel vestibolo adiacente al chiostro delle rane di Santa Maria delle Grazie (oggi zona gadget).

Il vestibolo di Santa Maria delle grazie , la traccia del dipinto restaurato si nota la similitudine con la Vergine delle rocce (sovrapposizione dimostrativa!


1495–1500 – L’Ultima Cena e i codici
Nell’Ultima Cena Leonardo sovrappone elementi della Vergine delle Rocce.
Uno degli apostoli è la trasposizione simbolica di Caterina(la vergine delle rocce); i codici trascritti nella semantica del dipinto affermano che la sepoltura segreta è lì.

Rebus da costellazione di Cerberus custode dei morti che indica la sepoltura in Santa Maria delle grazie in Milano

Anagramma:

GIÀ MANCA MADRE SAPIENZA IL TUO CORPO SEPOLTO IN VESTIBOLO


I codici stellari denunciano il tradimento del papato (Sisto IV) verso la coalizione.
Il silenzio imposto a Caterina diventa il suo giudizio storico.

L’isola della madre è il pattern compositivo del dipinto del Cenacolo: il Cristo si inserisce a perfezione nella forma della baia, le sue mani ripetono i disegni delle due prominenze ai lati della baia.

L’isola Carriacou origina la forma


La Rinascita e l’Eredità (1509–1520)
Il Nuovo Leonardo


Il ritratto di Caterina del 1504 (la Gioconda) è il canto orfico di Leonardo, la celebrazione del  percorso terreno della madre e della sua vittoria spirituale. I segni e i simboli riconducono alla cronologia della sua storia. Si tratta di un ritratto mnemonico e idealizzante; non manca il suo nome delle origini, mitigato nell’abito: «Butes», che in lingua arawak-kalinago significa «blu», il colore del mare.

Il suo nome glissato BUTES


1509–1519 – prima a Roma e poi in Francia
Portò con sé i codici, i diari, le mappe.
La morte ufficiale ad Amboise (2 maggio 1519) è inscenata: volle tornare alla sua terra in forma anonima. Durante la maturità fu costretto a una sorta di silenzioso esilio da Firenze, per motivi concordati legati a vicissitudini politiche e circoscritto alla città.


1520 – Il ritorno occulto in Toscana e la sua morte a Firenze


Muore il 19 agosto 1520 a Firenze come Giovanni.
Sepolto segretamente da Francesco Melzi in Santa Croce sotto il nome-codice «Leonarda», per la metalinguistica «Leo Probo», ricavata dai dipinti di Melzi.
Il disegno di Melzi «profilo di uomo», datato 19 agosto 1520 a Firenze, è il documento funerario di Leonardo, un’epigrafe mitigata riconducibile al suo nome e cognome. Anche i lineamenti sono identificabili con precisione con quelli dei suoi due autoritratti: quello a sanguigna della Biblioteca Reale di Torino e Il Musico della Pinacoteca Ambrosiana a Milano.
Il disegno fu il primo delle tre opere che dichiarano la sua morte a Firenze, mentre la sepoltura nella tomba terragna Cocchi è dichiarata a più riprese nei rebus da costellazioni, che ho decodificato nei due dipinti di Francesco Melzi: Vertumno e Pomona e Flora (1520).

Codice da Costellazioni di Cerberus custode dei morti, rebus e anagramma

Rebus :  BRACCIO GINOCCHIO POLLICE VITE COLLO DRAPPO CUORE BASTONE

Anagramma: VINCI IN SANTA CROCE OCCULTO GIACE, CHI ÈL BELL OMO TAL PROBO LEO


Le opere di Leonardo non sono solo arte, ma un archivio visivo, veri documenti di una storia nascosta che gli studiosi non hanno potuto decodificare fino ad oggi.

La lapide della tomba terragna Cocchi, rebus e anagramma dal latino all’ italiano.  La tomba di Leonardo con data di primo battesimo

Epigrafe anagrammata :

LEONARDO DA VINCI VISSI RICCO GRATO A MADRE CATERINA BUTES CRESCO DI TUA PIA LUCE MI AMASTI CON SQUISITO GIUOCO CAVAR I SUOI PRIMI FIORI , EBBI VOTO UBBIDIR  1.10.1451

Leonardo il primo libro dei segreti morte e sepoltura   Etabeta editore  2025

Maurizio Pecorari

Febbraio 2026

THE STORY

The young CATERINA BUTES, digital art reconstruction (Mona Lisa)


From all these results obtained, we can intuit what is the poetic core or the engine of Leonardo’s feelings in the painting ofLast SupperIt is a celebration of his mother, Catherine, her monument. The theme of betrayal was a fundamental choice, essentially political in nature; Leonardo wanted to tell, in a subtle way, the story involving the families who participated in the first voyages to new lands, the impositions and betrayal by the Roman authorities. Leonardo and a few others knew the historical facts, which could not be divulged.
The figure of the apostle to the right of Jesus is represented by Leonardo as the symbolic transposition of the mother and not only symbolically but also in figurative seen the appearance offemale, this painting has a double meaning: that of the betrayal of fidelity and human goodness by the “temporal and spiritual power”.

The Last Supper, superposition of the figure of the Virgin of the Rocks to the apostle, the hand is transferred to JesusThe Last Supper, superposition of the figure of the Virgin of the Rocks to the apostle, the hand is transferred to Jesus
The Cenacle, Catherine’s Island “Carriacou” is the shape that gives “origin”The Cenacle, Catherine’s Island “Carriacou” is the shape that gives “origin”



A reading of the semantic codes postulated in this research suggests the following interpretations: the papacy imposed silence on the Medici and Sforza families regarding their travels. There were heated negotiations; as we can imagine, the stakes were high, given that this vast, largely untouched continent could generate unimaginable wealth.
Pope Sixtus IV became a co-participant, took power and acted as guarantor of the coalitions, promised divisions of territories, but these turned out to be just empty words.
During that period, tragic events occurred; we recall the assassination of Galeazzo Maria Sforza and the Pazzi Conspiracy, which resulted in the death of Giuliano de’ Medici and the wounding of his brother, Lorenzo the Magnificent. Actions were taken to divide and weaken the families involved in this scheme.
We can imagine the subsequent decision of the Roman papacy. It broke its pacts with the Italian families and allied itself with Spain. It was an opportunistic choice, as it wanted a strong and useful partner to counter the ambitions of states like England and France.
We know how it ended!



The short story dictated by my reading that follows definitively frees the figure of Leonardo from a centuries-old mystery, and ultimately I believe this is what he wanted to happen.
Despite all the novelties and upheavals that emerge from this story, his image as a man, scientist, artist, and philosopher remains intact; indeed, I believe that, thanks to it, his mystery is even greater.
In short, this is my argument, supported by the semantic analyses I’ve conducted: in both Benozzo Gozzoli’s and Leonardo da Vinci’s paintings, we can read the true story of what happened; the artists are the true and only direct witnesses of the events.
The de’ Medici, the Sforza and the Malatesta families made their first voyages to the “American” continent before 1450. I recall that Lorenzo de’ Medici’s birth date is 1449. He was born on the island now called Tartaruga (Carriacou) from the relationship between a young Taino named Butes and Piero de’ Medici, who decided to keep this child for a specific reason, namely that, as I believe, Lucrezia Tornabuoni could not have children.
Once in Italy, Piero de’ Medici and his wife announced the birth of their son Lorenzo.
The young mother, Butes, was sent away and sent into service from theTornabuoni family. They gave her an Italian name: Caterina Buti.
The discovery of the new continent was kept secret even in the following years and the notary himself, ser Piero da Vinci, had to forge documents when it came to regularizing Caterina’s origins, indicating that she was of Circassian origins.
In the same year as Lorenzo de’ Medici’s birth, Dianora Tornabuoni, Lucrezia’s sister, was expecting a son, whom she hid and who was baptized Giovanni (1450-1451). To protect the child, she decided to give him up for adoption to one of the family notaries: Ser Piero da Vinci.
By Dianora’s will, the notary had to marry the young Caterina.
The child was officially renamed Leonardo (Lionardo) by Ser Piero.
Little Leonardo was taken away from his mother Caterina at a young age and the notary remarried a new woman, Albiera.
We can imagine the sense of pain such a small child might have felt and what actions he might have taken to remove it.
We know the rest of the story: during his maturity, he realized himself as a great artist in all his forms of creative genius, first in Florence and then at the Sforza court in Milan.
After the official discovery of the Americas in 1492, Caterina joined Leonardo in
Milan. I firmly believe his intention was to intercede with the Sforza court for a chance to return to his native island, and given his poor health, we can imagine his urgency.
Caterina died and was buried in the vestibule of Santa Maria delle Grazie in 1493. In that room, in front of the wall with theLast Supper, throughout the duration of the work she was “at Leonardo’s side.” The figure of Catherine is now to the right of Christ.
Thank you, Leonardo, life teacher!

Maurizio Pecorari febbraio 2026

Leonardo’s First Book of Secrets, death and Burial. Etabeta ed. 2025 also in ebook version, for now only in Italian

Ridare un volto a Caterina Butes. La vera Gioconda: di origini caraibiche, arrivò in Italia nel 1448,

Le origini di Butes


Per secoli il sorriso della Monna Lisa ha nascosto un segreto: non è Lisa Gherardini, ma Caterina Butes, la madre che ha cresciuto Leonardo da Vinci. Un’identità celata nei codici semantici dei dipinti, nei paesaggi, nei simboli e nel nome stesso “Butes” dalla fonetica Arawaki significa Blu il colore del mare.
Le vere origini: nata a Carriacou, isola delle tartarughe (Piccole Antille)
Caterina nacque nell’isola chiamata Caraciu (oggi Carriacou, nelle Grenadine, Piccole Antille). Il nome deriva dalla fonetica Arawak-Taíno/Kalinago: “kara-ku” o “caracou” significa “tartaruga” o “carapace”, simbolo di maternità cosmica, protezione e continuità della vita.

La Gioconda (Caterina Butes) , Leonardo mitigò nell’ abito il suo nome delle origini BUTES
La Vergine delle rocce , Leonardo da Vinci.
Il richiamo subliminale della traccia dell’isola delle origini di Caterina Carriacou. (sovrapposizione geografica comparativa)
Sovrapposizione dell tartaruga , Leonardo traccia nella forma della grotta e nel drappo della vergine  una tartaruga di mare, simbolo Taino della madre universale
L’ isola da origine alla forma dell’ impianto iconografico , simbolo celebrativo della madre Caterina


Non era una contadina toscana (Caterina Buti del Vacca) né una schiava circassa, come vuole la storiografia ufficiale o alcune ipotesi errate. Era una giovane indigena delle “nuove terre”, le Americhe-Antille ancora inesplorate ufficialmente nel XV secolo, con tratti fenotipici  dei popoli Taíno/Arawak: pelle olivastra calda, capelli scuri mossi, zigomi morbidi, occhi penetranti e labbra carnose.

Il volto originale del dipinto la “Gioconda”
Elaborazione del volto con tratti più giovanili

Caterina era figlia di quel mondo caraibico precolombiano, rapita e portata via dalla sua isola.
L’arrivo in Italia fu nel 1448 durante le prime navigazioni segrete.

Caterina, quindicenne, fu importata dalla sua isola Carriacou durante i primissimi viaggi esplorativi organizzati in segreto (coinvolgendo famiglie potenti come i De Medici e i Malatesta). Le rotte atlantiche erano già attive ben prima di Colombo (1492), ma tenute nascoste per motivi politici ed economici, (La cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli).
Portata in Toscana, divenne la madre putativa di Leonardo, nato nel 1451 da madre Dianora Tornabuoni, cresciuto da Caterina con affetto profondo. Morì anni dopo (intorno al 1493 o poco oltre), e Leonardo la ritrasse post mortem, come la ricordava: a circa 58 anni, idealizzata ma con tratti fisionomici percepibili scientificamente, il volto che tutti conosciamo come Monnalisa o Gioconda.


Il ritratto scientifico vs idealizzazione leonardesca.


Dal punto di vista fisionomico, il volto della Gioconda conserva elementi coerenti con una donna caraibica indigena di mezza età:
Pelle calda, olivastra (non europea pallida).
Capelli scuri, volume naturale.
Sguardo diretto, malinconico.
Sorriso sereno, labbra piene.
Leonardo però idealizza: leviga la pelle, allunga il collo, rende simmetrica la perfezione. È un ritratto di memoria affettiva, non fotografico: la madre diventa icona universale.


Le ricostruzioni del volto.

Per avvicinarsi al volto reale di Caterina
ho elaborato centinaia di immagini con intelligenza artificiale, e interventi applicativi manuali, partendo dal dipinto originale e applicando correzioni basate sulle diverse descrizioni:
L’età   presunta del ritratto di 58 anni.
Tratti Taíno/Arawak delle Piccole Antille (meticciato indigeno precolombiano.

Elaborazione Digital art , ricostruzione  del volto della giovane Caterina
Il tentativo di visualizzare il volto da diversi profili .  Metodo intuitivo di percepire i tratti anatomici essenziali


Riduzione delle idealizzazioni: texture cutanea naturale, rughe leggere, colore pelle realistico e caldo.
Queste non sono “migliorie”, ma tentativi di depurare l’arte per avvicinarci alla donna reale: Caterina di Carriacou.


Perché questo cambia tutto
Il dipinto non è un enigma: è un testamento.  Leonardo celebra le sue origini lontane: figlia di un mondo nuovo.
Ridare un volto a Caterina significa restituire a Leonardo la sua vera identità: non solo genio rinascimentale, ma erede di una doppia cultura nativa, quella precolombiana e quella rinascimentale.
Continua a seguire le decodifiche su leonardo-e-butes.org.
La Gioconda non è mistero: è una rivelazione “nativa”.
Maurizio Pecorari febbraio 2026

Comparazione tra l’elaborato e l’ originale
Sintesi tra il dipinto originale della Gioconda e l elaborato
Leonardo il primo libro dei segreti, morte e sepoltura Etabeta editore 2025

La battaglia di Anghiari di Leonardo e di Scannagallo di Vasari

La battaglia di Scannagallo  Vasari Giorgio sala del 500 Firenze

“Solo tracce ricostruite dall impianto iconografico di Leonardo “così fece il Vasari nella parete da lui affrescata a Firenze nel  salone del 500

“Cerca Trova”: io ho trovato.
Salve a voi, é da anni che scavo nei codici segreti che Leonardo da Vinci ha lasciato nelle sue opere, nelle pale e nei dipinti murali,  persino nei paesaggi che sembrano innocenti. Dal 2020 ho iniziato queste letture semantiche, rebus, anagrammi, costellazioni geometriche, tracce subliminali che rivelano verità nascoste. E oggi voglio raccontarvi come, grazie a un semplice motto “Cerca Trova”, ho trovato un filo che lega tre capolavori del Rinascimento a una storia che la storiografia ufficiale non racconta: le scoperte precoci del Nuovo Mondo, già nel 1448, per mano di una coalizione segreta di signorie italiane.
Partiamo da dove tutto è iniziato per me in questa ricerca: Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento. Lassù, a dodici metri d’altezza, su una bandiera verde nell’affresco di Giorgio Vasari (la Battaglia di Marciano, 1563), c’è scritto «CERCA TROVA». Per decenni si è pensato fosse un indizio per l’affresco perduto di Leonardo da Vinci sulla Battaglia di Anghiari, nascosto dietro il muro vasariano. Io affermo  di no, o meglio, dico di più. Vasari, grande ammiratore di Leonardo, non ha distrutto,  ma riproposto rispettosamente l’impianto progettuale, coprendo ma lasciando tracce. Quel motto non è solo un possibile segnale appartenente alle vicende di quella guerra, o per indicare quale segreto sotto la superfice dell’ intonaco, ma è un invito a cercare oltre il visibile, nei significati subliminali, nelle forme comparabili che i maestri hanno inscritto per i posteri.
E io ho cercato. Ho trovato.
Prima nella Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli (1459-1460, Cappella dei Magi a Palazzo Medici Riccardi). Non è solo una processione biblica con i Medici ritratti come Re Magi (Cosimo, Piero, il piccolo Lorenzo, Sigismondo Malatesta, Galeazzo Maria Sforza…).

La cavalcata dei magi di Benozzo Gozzoli palazzo Medici Riccardi Firenze 1459
Sovrapposizione e identificazione dell isola Giamaica
Sovrapposizione e identificazione dell isola Cuba

È la celebrazione velata di quei viaggi segreti. Il corteo, il paesaggio collinare, gli alberi lussureggianti, gli animali esotici le rocce come tracce, e simboliche isole. Tutto si allinea  da destra a sinistra alla forma dell’isola di Cuba, la prima grande isola navigata dalla coalizione Medici-Malatesta-Sforza-Gonzaga-Montefeltro già nel 1448. Ho sovrapposto la sagoma di Cuba la forma delle sue coste, combacia con il disegno delle rocce,  in stile gotico di Benozzo Gozzoli, il flusso dei cavalieri tracciano il percorso, è il primo approdo. I Magi non vanno solo a Betlemme: ma simboleggiano il viaggio dall’ europea alle nuove terre. Cuba era “designata” a Firenze, tramite i  primi accordi delle Coalizioni. Poi il papato (Sisto IV) ha “tradito”, cedendo le nuove terre alla Spagna. Ma il sogno era Fiorentino . (dalla mia pubblicazione : Leonardo il primo libro dei segreti 2025).
Poi ho portato lo stesso metodo alla Battaglia  del Vasari che ripropone l’ impianto della battaglia di Anghiari di Leonardo (1503-1505, nota attraverso la copia di Rubens). Quel turbine caotico – cavalli impennati, corpi nudi in lotta per lo stendardo, lance spezzate – non è solo la vittoria del 1440 contro Milano. Al centro, sovrapposta al vortice, appare di nuovo la forma di Cuba: la linea percorre le colline  come una sagoma distinta, attorniata  dalla massa dei guerrieri.

Segue il tracciato identificato con l’isola.

Sovrapposizione dell isola di cuba e traccia
Sovrapposizione dell isola simbolo dei segreti dei primi viaggi.

Leonardo aveva accesso alle mappe Vespucciane, nei suoi dipinti a partire dal 1474 descrive simboli e le forme di alcune isole, la prima é quella della madre  Caterina, la mia ricerca su di lei svela le sue origini Taine, e la sua provenienza dall’isola  Carriacou (Grenada).  Quindi non circassa, ma delle Antille.

Particolare della Vergine delle rocce di Leonardo da Vinci. L isola come traccia subliminale a richiamo , e sovrapposizione identificativa.
L’ isola è il principio della forma nel dipinto della Vergine delle rocce di Leonardo da Vinci 1484


Cerca Trova non è un indizio generico: ma rappresenta il metodo già iniziato prima da Benozzo Gozzoli e poi da Leonardo, che indicarono nelle forme, nei movimenti, nei paesaggi, i segreti dei viaggi oltre oceano. Troverete che alcune opere del  Rinascimento non sono solo arte sacra ma il primo archivio visivo delle scoperte pre-Colombiane, tenute segrete per geopolitica e strategie economiche,  codificate per essere celebrate e non dimenticate.

Il Cenacolo Leonardo da Vinci. L’ isola come simbolo è  principio generativo della forma
Sant’ Anna con la vergine e  Gesù, Leonardo da Vinci, l isola genera la forma

La mia visione del dipinto del Vasari, indica quanto abbia avuto rispetto per il progetto di Leonardo.
Ho trovato perché ho cercato senza paura di sfidare la versione ufficiale. E voi? Alzate gli occhi alla bandiera verde del Vasari, guardate la Cavalcata, studiate il turbine di Anghiari. Le tracce sono lì, in piena vista. Chi cerca, trova.
Se trovate interessante questa lettura potete seguirmi su leonardo-e-butes.org. Seguono nuovi argomenti su altre opere, la sepoltura segreta di Leonardo, il vero volto di Leonardo ricostruito con AI. Il manifesto di rivelazione continua.
Maurizio Pecorari
Parma, febbraio 2026

Il vero volto di Leonardo da Vinci: tra storia, arte e intelligenza artificiale


Un enigma lungo cinque secoli.
Pochi volti nella storia dell’umanità hanno generato tanta curiosità quanto quello di Leonardo da Vinci. Genio universale, artista, scienziato, inventore, anatomista: eppure, paradossalmente, il suo aspetto rimane avvolto da un alone di mistero. I ritratti che ci sono giunti sono pochi, frammentari, spesso discussi dagli studiosi.

E allora nasce una domanda affascinante: com’era davvero Leonardo?

Oggi, grazie alla tecnologia e a un approccio rigoroso alle fonti storiche, è possibile avvicinarsi come mai prima a una risposta.

Le fonti: tre volti, una sola identità
Per ricostruire il volto di Leonardo, è necessario partire dai documenti più affidabili. Il mio progetto parte dal 2020, con le prime analisi semantiche dei dipinti e disegni di Leonardo e di Francesco Melzi. Nelle pubblicazioni  attribuisco a due opere la rappresentazione del suo ritratto , che si sommano al terzo e famoso autoritratto a sanguigna della biblioteca reale di Torino. I tre riferimenti fondamentali sono:

1. Il ritratto a sanguigna della Biblioteca Reale di Torino
Probabilmente il più celebre, raffigura un Leonardo anziano, con barba fluente e sguardo intenso. È un’icona, ma non basta da sola a definire l’intero volto.

Autoritratto a sanguigna 1517 . Biblioteca reale di Torino



2. L’autoritratto del Musico (circa 34 anni)
Un Leonardo giovane, vivo, con occhi penetranti e lineamenti ancora in formazione. Un tassello prezioso per capire la struttura del volto prima della vecchiaia.

Il Musico



3. Il profilo di uomo , disegno attribuito a Francesco Melzi (Pinacoteca Ambrosiana)
Un profilo che identifico e attribuisco a quello di Leonardo, netto, elegante, che aiuta a definire la morfologia laterale del viso. Un dettaglio spesso trascurato, ma fondamentale per una ricostruzione tridimensionale.

Ritratto di uomo di Profilo -Francesco Melzi, Pinacoteca Ambrosiana Milano



La tecnologia al servizio dell’arte
La parte più innovativa del mio lavoro è l’uso combinato di almeno quattro applicazioni di intelligenza artificiale, integrate con interventi manuali. Un processo che unisce:

analisi morfologica

fusione di tratti da epoche diverse

ricostruzione volumetrica

colorizzazione e texture realistiche

armonizzazione stilistica

Il risultato non è una semplice “foto generata”, ma una sintesi storicamente plausibile, costruita con metodo e con criterio artistico.


Dalle immagini  prodotte, emerge un Leonardo sorprendentemente umano:

lo sguardo profondo e vigile del Musico

la saggezza e la gravità del ritratto a sanguigna

la struttura dettagliata  del profilo di Melzi

la tridimensionalità e la naturalezza offerte dalla tecnologia

È un volto che sembra respirare, che restituisce la complessità di un uomo che ha attraversato epoche, discipline e visioni.

Credo sia importante, ricostruire il volto di Leonardo,  non è solo un esercizio estetico, ma attribuisco un significato,  che é quello di avvicinare il pubblico a una figura spesso idealizzata, colmare un vuoto iconografico,
unire ricerca storica e immaginario collettivo.

Il mio progetto vuole  dimostrare che la tecnologia, se usata con cura e rispetto, può diventare un ponte verso la storia. Il volto  rigenerato non sostituisce le opere originali, ma le completa, offrendo una nuova chiave di lettura.

Leonardo da Vinci, l’uomo che ha anticipato il futuro, oggi rinasce proprio grazie a strumenti che lui stesso avrebbe probabilmente amato esplorare.

Seguono alcune rappresentazioni tra le decine passaggi effettuati.

Elaborazione digitale

Il Musico Pinacoteca Ambrosiana Milano

Il musico a sinistra e ricostruzione digitale a destra
Ricostruzione digitale iper real
Visione frontale iper eeal

Il profilo di uomo disegno di Francesco Melzi 1520

Ricostruzione iper-realistica del ritratto dell Uomo di profilo (disegno di Francesco Melzi)

La mia ultima pubblicazione :

LEONARDO IL PRIMO LIBRO DEI SEGRETI morte e sepotura

Etabeta editore 2025

Maurizio Pecorari 27/01/2026

Leonardo

Per secoli, le opere di Leonardo da Vinci hanno affascinato il mondo, celando misteri e interpretazioni che vanno oltre la semplice maestria artistica. Negli ultimi anni, le ricerche di studiosi hanno proposto molteplici  chiavi di lettura, ma che non hanno portato a risultati concreti. Le mie pubblicazioni a partire dal 2021 propongono una visione rivoluzionaria, con l’ ausilio di tecniche semantiche e semeiotiche, ho sviluppato le seguenti letture delle sue opere pittoriche : Leonardo non solo dipingeva, ma  codificava messaggi segreti all’interno delle sue creazioni, utilizzando un sistema basato sui rebus per immagini e un complesso metalinguaggio strutturale che ho nominato delle “costellazioni”.
Con questa affascinante invenzione, Leonardo avrebbe sovrapposto diverse mappe stellari, per esempio nel Salvator mundi quella del Delfino, in altre opere, quelle della: Lira, Cerberus, Volpetta, serpente, Aquila. I punti luminosi e le geometrie astrali, apparentemente casuali, diventerebbero così elementi di un rebus visivo. Attraverso un complesso processo di decodifica semantica, rebus e relativi anagrammi,  svelano frasi nascoste, un vero e proprio “diario” cifrato lasciato ai posteri.
Questa mia interpretazione suggerisce un  racconto sorprendente sulla vita di Leonardo, come il presunto legame di sangue con Lorenzo de’ Medici o le  origini caraibiche della madre che lo ha cresciuto, Caterina. Le sue opere, dunque, risultano  non solo capolavori estetici, ma sofisticati archivi di verità biografiche e storiche, in attesa di essere decifrate. Il genio rinascimentale, così, continua a parlare attraverso i secoli, svelando segreti celati nelle stelle e nella pittura.

Segue un esempio della lettura del dipinto detto “Salvator mundi”

Richiamo subliminale della costellazione del Delfino
Secondo richiamo subliminale a raddoppio il Delfino è disegnato nella veste della spalla sinistra ( sovrapposizione dimostrativa)

Sovrapposizione proporzionale della costellazione del Delfino con relativa decodifica

Rebus e anagramma da costellazione del Delfino:

Rebus- CRISTO BENEDICE SFERA CRISTALLO DELFINO

Anagramma- SE CONFIDO DI ESSERE FRATELLI LORENZO TI ABRACCIO

Ci fu un legame di sangue con Lorenzo detto il Magnifico da parte di padre Piero de Medici.

Il segreto del Salvator Mundi: il codice nascosto di Leonardo da Vinci .   The Secret of the Salvator Mundi: Leonardo da Vinci’s Hidden Code.

2025 Etabeta editore

La vera invenzione suprema di Leonardo

La vera invenzione suprema di Leonardo: non sono le macchine di guerra, ma codici eterni e semi di luce per ” bambine”.

La Vergine delle Rocce non è un dipinto é l’invenzione più affascinante, importante e segreta di Leonardo da Vinci, più rivoluzionaria dell’elicottero, del carro armato, della macchina volante o di qualsiasi marchingegno meccanico che il mondo celebra come “genio”. Molte di quelle erano idee effimere, legate al potere maschile, o alla guerra, al dominio, cose che il potere ama perché servono a controllare o distruggere. L’invenzione della Vergine delle Rocce è un codice multi-dimensionale a simboli sovrapposti, un dispositivo olografico eterno che trasmette attraverso i secoli la madre sapienza sepolta. Leonardo la costruisce come un frattale vivente: ogni strato si attiva solo per chi sa vedere (saper vedere, il suo motto supremo).

L’ isola delle origini di Caterina si incastra a perfezione nella scena
Particolare sovrapposto ad identificare l’isola disegnata da Leonardo come richiamo subliminale (Carriacou)

Il livello visibile: scena sacra, protezione materna, incontro tra Gesù e Battista in una grotta rocciosa. 
Il livello nascosto: l’intera composizione è modellata sull’impronta dell’isola Carriacou (Piccole Antille, Grenada), origine natale di Caterina Butes, Taina/Kalinago. La roccia centrale è la baia con le due “grandi mani” rocciose che si aprono; le curve sinuose del paesaggio triplicano il contorno dell’isola; la tartaruga/carapace appare subliminale nelle forme rocciose – simbolo Taino della generatrice di tutti gli uomini, Madre Terra primordiale. 


Livello simbolico/esoterico: gesti come rebus (mano scomposta in dita che formano anagrammi materni), protezione gnostica (Sophia che custodisce la gnosi caduta nel mondo materiale), rifiuto del potere patriarcale che schiavizza e nasconde le origini indigene. 

Rebus e anagramma , identifica la madre che partorì Leonardo: Dianora Tornabuoni

rebus: POLLICE INDICE MEDIO ANULARE MIGNOLO

anagramma: L’ANGELO DICE IL MIO NOME , COLPE NUMI DIANORA

Rebus per immagini , da struttura di linee forza compositive , Leonardo dichiara le due origini, quelle paterne e il nome di primo battesimo datogli dalla famiglia Tornabuoni: Giovanni

GIOVANNI PIERO DE ME-DI-CI

Forma sovrapposta dimostrativa della tartaruga : simbolo Taino della madre di tutti gli uomini


Il livello multi-dimensionale: non pareidolia, ma sovrapposizioni oggettive, misurabili, scientifiche. Leonardo ripete lo stesso modello in Sant’Anna con la Vergine e il Bambino e nel Cenacolo (mani di Gesù che duplicano le appendici della baia, figura alla destra identica alla Vergine delle Rocce con bezoario al petto). È un raddoppio a triplico intenzionale: lo stesso DNA compositivo applicato a contesti diversi per celebrare Caterina Taina Kalinago, non la menzogna circassa o toscana dei documenti falsi.

Carriacou
L’isola come principio della forma , si inscrive proporzionalmente nella composizione
L isola come principio della forma le mani ripetono la conformazione delle penisole della baia
La figura della Vergine delle rocce sovrapponibile all apostolo , la mano ribaltata e  messa al Cristo



Perché è superiore a tutto il resto? Perché non serve il potere, lo ribalta. Nasconde le origini “altre” (pre-colombiane, atlantiche, indigene) sotto forme europee accettabili, ma le ripete ossessivamente per chi sa decifrare. È la sua macchina del tempo: protegge la Sapienza sepolta nel vestibolo del mondo, la fa riemergere quando il “campo” chiama. E poi c’è la seconda invenzione segreta, la più straordinaria: “le Stelline”. Durante il soggiorno milanese (1482-1499), proprio mentre dipinge la Vergine delle Rocce e il Cenacolo (a due passi da Santa Maria delle Grazie), Leonardo dà impulso all’assistenza e crescita delle giovani bambine orfane povere di Milano. Il Palazzo delle Stelline (ex convento di Santa Maria della Stella, poi rifugio per orfane su impulso di San Carlo Borromeo nel ‘600) ha radici nello spirito sforzesco e leonardesco: dopo la caduta del Moro, orfani ovunque, Leonardo, sensibile alle ingiustizie (lui stesso adottivo) contribuisce con influenza discreta,  progetti educativi, consigli architettonici o semplicemente presenza.

Corso Magenta Milano, palazzo storico sede delle “Stelline”
Mappa corso Magenta  a Milano la casa di Leonardo e la vigna segnata in rosso , il palazzo delle Stelline adiacente

Annotazione cruciale: la sede delle Stelline (Corso Magenta 61) corrisponde esattamente al luogo di residenza e vigna di Leonardo (Casa degli Atellani, Corso Magenta 65-67). Sono edifici adiacenti, nello stesso isolato del Borgo delle Grazie, Leonardo viveva lì, coltivava la vigna che gli fu donata da Ludovico il Moro nel 1498, e il Cenacolo è a pochi metri. Non è coincidenza: il seme di luce per le bambine nasce proprio nel cuore del suo spazio personale, eco della protezione materna che codifica nella Vergine delle Rocce.

Non è un’invenzione meccanica: è umana, femminile, sociale. Crea un sistema di protezione, educazione e dignità per le “piccole stelle” future madri, semi di luce in un mondo che opprime donne, indigeni, bambini. Ribalta il potere: si focalizza su bambine, non su guerrieri. È segreta perché non firmata, Leonardo semina nel campo collettivo, come i codici nella Vergine delle rocce.  Dura secoli: le Stelline ospitano orfane fino al ‘900, oggi Fondazione con cultura e mostre, eredità viva. Queste due invenzioni,  il codice multi-dimensionale della Vergine e i semi di luce delle Stelline, sono il vero lascito del Genio: redenzione, non dominio. Celebrazione della madre sapienza Taina, sepolta ma non distrutta. Il potere non è mai buono, crea menzogne per nasconderla, ma Leonardo la fa riemergere, strato dopo strato, stella dopo stella. Chi vede?

Caterina Butes non era circassa. Era Kalinago. E Leonardo lo grida in ogni pennellata.

Maurizio Pecorari 21/01/2025

http://www.leonardo-e-butes.org
@leorebis

LEONARDO DA VINCI MANIFESTO DI RIVELAZIONE

LEONARDO
Ricostruzione I.A. iper-real ,del ritratto detto il Musico , Pinacoteca Ambrosiana ,Milano (autoritratto a 33/34 anni )

Leonardo – Il Primo Diario dei Segreti

“Solo occulte bugie.”
Leonardo da Vinci, dal diario sepolto

  1. Io non interpreto ma traduco.
    Non sono autore di una teoria, ma traduttore di una volontà. Leonardo ha scritto, ha dipinto, ha nascosto. Io ho ascoltato, letto, decifrato. Le sue opere non sono quadri: sono codici visivi, mappe stellari, archivi di verità.
  2. Leonardo visse due volte.
    Due nascite, due battesimi, due morti. Figlio del Nuovo Mondo e dell’antica Firenze. Nato da un’unione proibita tra Dianora Tornabuoni e Piero de’ Medici, e cresciuto da una giovane Taina di nome Butes. Leonardo fu Giovanni e fu Leonardo. E fu sepolto due volte: una per la storia, una per la verità.
  3. La storia ufficiale è un’invenzione.
    I primi viaggi nelle Americhe non furono di Colombo o degli spagnoli, ma Medicei. Le Signorie italiane formarono una Coalizione segreta per spartirsi le nuove terre. Il papato tradì. Il Moro cadde. E Leonardo vide tutto. Annotò tutto. Ma non poteva parlare.
  4. Il diario esiste.
    È sepolto con lui, nella tomba terragna Cocchi a Santa Croce, sotto il nome cifrato Leo Probo. In quelle pagine c’è la sua vera voce. Non quella dell’artista, ma del testimone. Non del genio, ma del figlio. Non del mito, ma dell’uomo.
  5. I dipinti sono le chiavi.
    Ogni opera è un codice da costellazione. Ogni gesto, ogni ombra, ogni volto è una stella in un disegno più grande. Leonardo ha costruito una propedeutica visiva per chi saprà leggere. Io ho letto. E ora rivelo.
  6. Non cerco consenso.
    Non voglio convincere. Non cerco approvazione. La verità non ha bisogno di credenti. Ha solo bisogno di essere detta. E io l’ho detta. Il resto è tempo.
LEONARDO IL PRIMO LIBRO DEI SEGRETI morte e sepoltura -Etabeta editore 2025

Maurizio Pecorari 20/01/2026